Il 4 novembre del 1966, segna una data indelebile per la città di Grosseto. Nella memoria di chi c’era, ma anche in quella di chi, l’alluvione non la visse direttamente. Il fiume Ombrone, del quale spesso ci si dimentica anche l’esistenza, forse perché a differenza di altre città, non la attraversa, ma la costeggia dolcemente, quel giorno decise di farle decisamente visita. Così, la mattina del 4 novembre 1966, tutti poterono vedere il fiume scorrere per la città. Ma non fu una visita di cortesia, quanto un’invasione, un atto di guerra vera, una violenza e un incubo per coloro che la subirono. Solo per un caso fortuito, alla fine si contò soltanto una vittima, ma i danni, sotto l’aspetto economico, furono una mazzata tremenda.

Nel 1966, Grosseto era un posto per molti aspetti diverso, che ormai lasciava vedere senza pudore le grandi possibilità di sviluppo del suo territorio. Un sogno che sembrava sul punto di realizzarsi e che fu bruscamente interrotto dall’irruzione della densa fanghiglia che schiaffeggiò con violenza la città.

L’impatto con le strutture fu devastante: l’ondata di piena spazzò via tutto ciò che incontrava, spezzando ponti, sommergendo le colture, trascinando con sé ogni cosa. E la Maremma nel giro di poche ore, tornò indietro di cento anni, come ebbe a scrivere il quotidiano, Il Telegrafo.

Buona parte della città, finì sott’acqua per oltre 2 metri di altezza, tanto che dalle Mura Medicee, pareva di stare sul bordo di una piscina.

Ma l’Ombrone, non fu matrigno solo con Grosseto. Prima, lungo il suo percorso, decise di visitare altre cittadine, come Buonconvento e le campagne tutte, dove riuscì a venir fuori. Senza fare sconti. Altri affluenti e fiumi minori, esondarono un po’ ovunque, tra la Maremma e il territorio senese.

Ci vollero mesi, se non anni, per rialzarsi e in massima parte, le popolazioni locali fecero da sole, quasi dimenticate, quasi vittime di un alluvione di serie B, perché la sfortuna volle che quella contemporanea di Firenze, distolse molte attenzioni da quella provocata dall’Ombrone. A distanza di 50 anni, tutti lavorano affinché questo non debba più accadere.

La parola d’ordine è, prevenzione. L’obiettivo comune, quello di trasformare davvero l’Ombrone, in una risorsa, in un caro amico.