Non importa far conti da speziali sulla quantità di citazioni e narrazioni che riecheggiano attorno al Bosco degli svizzeri. Soprattutto per due ragioni. La prima: per quarant’anni questa storia è rimasta sepolta nel Mugello, abbandonata nei ricordi dei grezzanesi; quindi è giusto che se ne recuperi la memoria. La seconda: ogni volta che cambia il punto di vista, ecco che emergono nuovi spunti narrativi (e nuove emozioni). Ecco perché questo contributo a firma di Patrizio Landi è meritevole di essere letto, diffuso e conservato.

di Patrizio Landi

Il 4 novembre del 1966, l’Arno ruppe gli argini inondando gran parte della Toscana. Firenze, la culla dell’arte, fu invasa da acqua e fango. Ci furono morti, danni alle opere d’arte, alle abitazioni e ai negozi. L’eco di quella tragedia arrivò in tutto il mondo. Tante persone, in gran parte giovani, si misero in viaggio per partecipare alla rinascita della città.

Decisero di partire, nel marzo del 1967 anche 30 studenti forestali del politecnico federale di Zurigo per venire in Toscana, nel Mugello, per dare una mano. Ed ebbero un’idea unica e originale: in virtù delle loro competenze, pensarono di piantare un bosco. Gli alberi, grazie alle radici trattengono l’acqua, riducendo l’afflusso idrico verso l’Arno e le probabilità di inondazioni a
valle.

Il loro intento era di andare alle origini del disastro. L’Università di Firenze garantì l’appoggio scientifico con un progetto di rimboschimento, il corpo Forestale dello Stato mise a disposizione le piantine e un terreno a nord di Firenze (nel comune di Borgo San Lorenzo), una società di assicurazioni svizzera finanziò il viaggio. Nel paese di Grezzano li aspettava il supporto di una squadra di forestali, una jeep con autista, pensione e vitto gratuiti, incluso il vino.

La gran parte degli studenti, fra loro due ragazze, alloggiarono presso lo stabile della cooperativa di lavoratori, davanti al campo sportivo di Grezzano, ben fornita di generi alimentari, forno, stanze e un salone completo di juke-box, adibito a refettorio. Cinque di loro, furono ospitati dal console svizzero Edmond Deslex, proprietario terriero a Grezzano, che aveva residenza in una villa e dormivano nella fattoria dove abitava la famiglia di Attilio Maiani, che del console era il cameriere.

Attilio e Iolanda, insieme alle due figlie Luciana e Grazia, instaurarono con i cinque ragazzi (Max, Cristian, Bobi, Paul e Giampietro) una bella amicizia. La sera, dopo cena, sotto il grande camino i giovani si fermavano volentieri per conversare e bere qualcosa, anche se era un po’ difficoltoso capirsi in quanto quattro di loro erano di lingua tedesca. Il solo Giampietro, del Canton Ticino, parlava italiano riuscendo in maniera simpatica a tradurre le conversazioni.

Il gruppo di svizzeri, con passione ed entusiasmo, in tre settimane piantarono su una superficie di 5 ettari ben 13.000 piantine. Qualche tempo dopo il loro ritorno in Svizzera, giunse alla famiglia Maiani un pacco contenente alcune foto, in ricordo del periodo trascorso in paese. Da quel momento la storia di questi giovani venuti in Mugello per piantare un bosco ed evitare future catastrofi fu del tutto dimenticata. Il loro gesto è rimasto sepolto nella memoria per 44 anni, fino al giorno in cui uno degli ex studenti, Giampietro Wirz, professore ormai in pensione e malato di Parkinson, riorganizzando il suo archivio ritrova i negativi delle foto scattate all’epoca, le digitalizza e le invia ad amici e conoscenti.

Fra questi c’è Piero Piussi, allora assistente universitario e progettista del rimboschimento. Nel frattempo il professor Piussi aveva iniziato una collaborazione con il Museo della civiltà contadina a Grezzano; quindi contatta Marcello Landi, membro del gruppo di Casa d’Erci, che gestisce il Museo, informandolo delle foto. Le 700 fotografie sono di notevole interesse storico etnografico. Oltre ad essere una testimonianza sul lavoro dei giovani svizzeri, rappresentano l’affresco di un territorio e di una comunità rurale che si stava trasformando. L’autore ha documentato – forse allora senza saperlo – la fine della mezzadria e con essa un sistema di lavoro e di valori che di lì a poco scompariranno definitivamente; i lavatoi nel fiume con le lavandaie, il mugnaio con i muli carichi di sacchi di farina, i contadini che seminano a mano, i carri con i buoi che trasportano le potature di olivi, i campi con i filari di viti, ed anche una partita di calcio tra i giovani del paese e gli svizzeri.

Marcello informa una sua amica, Grazia, figlia di Attilio, di aver visto in rete una gran quantità di foto, scattate da uno svizzero nel 1967 a Grezzano e che per lui sono una cosa eccezionale. Le chiede anche se eventualmente può identificare i luoghi e le persone presenti nella documentazione.

Lei vede le immagini, le viene la pelle d’oca e capisce subito chi è quel signore. La mente la riporta a quel lontano periodo, al ricordo di quei ragazzi che nella sua famiglia avevano lasciato un segno indelebile. Inizia così una fitta comunicazione con telefonate e mail tra Grazia e Giampietro e gli altri protagonisti. Da subito si fa strada l’idea di allestire una mostra fotografica presso il laboratorio del Museo di Casa d’Erci, che si concretizza nel giugno del 2011. Viene fatta una selezione delle foto più significative, Giampietro prende l’impegno di stamparle gratuitamente e spedirle.

Porta alla stazione di Bellinzona un borsone con le foto, lo consegna ad un’amico di Pisa del professor Piussi che insegna a Zurigo e che torna a casa il sabato, alla stazione di Santa Maria Novella va a prendere il borsone Piero e lo porta a destinazione. In occasione dell’inaugurazione ritornano a Grezzano alcuni dei cosiddetti angeli del fango (anzi, del bosco). Sono Giampietro, Paul e Kaspar. Ad aspettarli, oltre ad Attilio e alla famiglia, anche tanta gente, in un clima di forte commozione. E il bosco? C’è ancora. Vivo e vegeto.

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Note
Il Bosco degli svizzeri si trova a monte di Grezzano, presso l’Argignana, vicino a Casa d’Erci (Comune di Borgo San Lorenzo). Il console Edmond Deslex nel 1958 eredita i beni della facoltosa famiglia svizzera Dapples, proprietari terrieri a Grezzano dal 1887 al 1958, e porta avanti l’attività dell’azienda fino al 1975. Il professore Giampietro Wirz ha donato al Museo di Casa d’Erci di Grezzano tutti i negativi e i diritti di riproduzione «perché in fondo – dice – questa documentazione deve continuare a vivere là dov’è nata». Del bosco attuale viene scritta una tesi di laurea da Carlotta Francalanci. Dopo l’eco della storia, la televisione svizzera gira il documentario “Il bosco degli svizzeri”, trasmesso su “Svizzera e dintorni” per la regia di Antoinette Werner. Nel 2013 anche l’Italia rende omaggio col video “Grezzano 1967” (associazione Beecom, regia di Iacopo Landi). Il Comitato Firenze 2016, per le celebrazioni del 50° dell’alluvione, organizzerà a Firenze un convegno sul Bosco degli svizzeri nel 2017.

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