Piantare un albero significa far crescere la speranza. Un gesto semplice e antico che racchiude un valore simbolico ancor più succoso dei frutti che un giorno sarà possibile cogliere da quei rami. Perché la piantumazione stavolta passa dalle mani bianche dei bambini. Migliaia di bimbi che anziché penne, pennarelli e matite, forse per la prima volta hanno impugnato attrezzi da giardinaggio e maneggiato la terra al posto del pongo. Si sono sporcati, com’è giusto che sia. Per qualcuno è solo un gioco, per altri un’avventura. Per tutti è un percorso educativo e di crescita. Non solo personale, ma di tutta la comunità.

Accade durante la Festa dell’albero. A promuoverla, ogni anno, è Legambiente. E il Comune di Borgo San Lorenzo, come ogni anno, ha aderito coinvolgendo circa 1.600 giovani che studiano nei dodici plessi scolastici del territorio. Dodici plessi, ventitré nuove piante. «Sì, è il doppio rispetto a quanto previsto. Ma quest’anno avevamo tagliato alcuni alberi. È stato giusto piantarne di più. Anche i ragazzi devono capire che riempire quel vuoto è stato un bene …». Sulla bontà dell’iniziativa l’assessore Cristina Becchi non ha dubbi. «Per il nostro territorio gli alberi sono fondamentali. Anzi, sono sinonimo di protezione. Non solo idrogeologica, ma anche contro le frane».

Cristina Becchi

Da questi presupposti nasce la convinzione che aderire alla festa è importante e imprescindibile. Perché nonostante l’obiettivo più nobile sia quello di difendere il territorio, c’è uno scopo che va ben al di là di un’esigenza dettata dal presente e causata dalla fragilità diffusa dei paesi toscani: trasmettere l’educazione ambientale ai bambini significa infatti contribuire alla costruzione (e alla sicurezza) del futuro.

«Non solo insegniamo loro che l’albero, coi suoi frutti, è fonte di vita. Ma cerchiamo di spiegare che è utile anche alla protezione dei territori» racconta l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione.

E sempre a proposito di futuro e di progetti a lungo termine, è inevitabile collegare la visione di queste politiche con un’iniziativa utile e preziosa che permetterà ai ragazzi di verificare la concretezza dei loro gesti. Quale? Be’, l’ampliamento ormai prossimo della loro scuola grazie alla costruzione antisismica realizzata con il legno ricavato dal Bosco degli svizzeri, piantato cinquant’anni fa da un gruppo di studenti del politecnico di Zurigo. Una scelta lungimirante che ha superato il tempo e trovato la propria declinazione in questo progetto.

«L’ampliamento della scuola è fondamentale. Non solo per il servizio in sé, ma soprattutto perché quell’idea nata mezzo secolo fa troverà la sua concretezza in un’opera pubblica» spiega Becchi. «I ragazzi che hanno piantato i nuovi alberi potranno così misurarsi con gli effetti di quello stesso lavoro che i giovani svizzeri hanno fatto nel sessantasette. Insomma, hanno partecipato alla piantumazione ben consapevoli di quello che sarà possibile realizzare a lungo termine grazie a quel semplice gesto».

Gli stessi bambini che hanno assistito alla nascita dei nuovi alberi, presto assisteranno anche alla realizzazione di un nuovo pezzo della loro scuola.

«La solidarietà non ha tempo», ricorda l’assessore.

Un aiuto concreto che assume ancor più valore se declinato in percorsi educativi e didattici. Non è un caso che il Comune di Borgo San Lorenzo aderisca non solo alla Festa dell’albero, ma anche a tutte le altre iniziative proposte da Legambiente. «È importante che i bambini imparino la tutela del territorio», aggiunge l’assessore. Ed è importante che trasmettano questi saperi ai genitori, aggiungiamo noi. Perché nonostante sopravviva la sensibilità individuale che fa eccezione, c’è una generazione di mezzo che si è persa. Una generazione di genitori che negli anni dell’alluvione ancora non era nata. Una generazione che quando è emerso il bisogno di adottare stili di vita sostenibili per la difesa del territorio e dei beni comuni aveva ormai consapevolezze troppo radicate per potersi rimettere in discussione. Eppure tutto questo è possibile, e accade proprio grazie ai loro figli.

«Se Firenze ha l’Arno, noi abbiamo la Sieve. E anche la paura dell’acqua. Solo poco tempo fa abbiamo vissuto l’esondazione a Sagginale. Abbiamo rimesso tutto a posto, ma questa esperienza ci ha fatto capire ancor di più quanto sia importante salvaguardare il territorio. E salvaguardare il territorio del Mugello significa anche salvaguardare Firenze».

Se parliamo di sicurezza e protezione, in Toscana non esistono confini. I fiumi attraversano città e paesi, i boschi abbracciano una lunga lista di Comuni e lo stesso accade per monti, valli, centri urbani e zone rurali. «Senza un’adeguata manutenzione, l’acqua è incontrollabile» spiega l’assessore Becchi, che facendo leva sulla memoria, lei che ha vissuto tra Firenze e Borgo San Lorenzo, ricorda i tempi della grande alluvione, quando il babbo andava e veniva dall’Arno per controllare il livello. «Ancora oggi, qua a Borgo, quando la Sieve sale ci sono persone sugli argini che la osservano preoccupati».

Una paura che nasce dai ricordi e dalle esperienze vissute che, ahinoi, in un territorio esposto al tempo si ripetono incuranti degli anni che passano. Una ciclicità che è in qualche modo possibile arginare, proprio come accade con certe piene. Ma la ricerca di sicurezza e protezione passa ancora una volta dall’educazione. E quei bambini di Borgo San Lorenzo sono lì per ricordarcelo.

gianluca testa

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