Dietro ogni storia narrata nell’ultimo secolo c’è quasi sempre un campo da calcio. C’è sempre quello sport che secondo Pierpaolo Pasolini è «l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro».

Gara di calcio tra grezzanesi e svizzeri. Mugello, 1967 – ph. Giampietro Wirz

Un’equivalente consapevolezza antesignana che era appartenuta, prima ancora che a Pasolini, a uno svizzero eccezionalmente nato in Italia. Lui è il figlio di un banchiere e si chiama Henri Arthur Dapples. Fino ai trentadue anni ha fatto il calciatore di mestiere (non senza soddisfazioni). Ma non provate a cercare i suoi gol su youtube, perché di quelle reti non c’è alcuna traccia. Alcuni sono stati a malapena annotati sui tabellini riportati dagli almanacchi. Alcuni, non tutti. Del resto si stavano vivendo gli ultimi anni dell’Ottocento, il calcio era appena agli albori. E lui, Henri Dapples, era il primo attaccante del Genoa Cricket and Football Club. Squadra con la quale ha vinto ben cinque dei sei campionati disputati.

«Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti dei goal» scriveva ancora Pasolini. «Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica».

H. Dapples. Ph. Football 1898-1908, l’Età dei Pionieri (Archivio Storico Fondazione Genoa 1893)

Di poesie, coi suoi piedi, Dapples ne ha scritte parecchie. Una storia gloriosa, la sua. Dimenticata nonostante la portata epica di una lunga serie di ripetute imprese. Compresa quella che ha compiuto quando, ritiratosi ancora giovane, preferì dedicarsi alla caccia e decise di trasferirsi nel Mugello per raggiungere lo zio Edmond che con 242mila lire aveva comprato la fattoria di Grezzano nella quale, anni dopo, il pronipote e console svizzero ospiterà gli angeli del bosco arrivati in Toscana per tendere una mano agli alluvionati. Portava lo stesso nome: Edmond. Ma il cognome era Desleux.

Gara di calcio tra grezzanesi e svizzeri. Mugello, 1967 – ph. Giampietro Wirz

Quegli studenti svizzeri giunti a Grezzano per piantare il bosco che avrebbe dovuto rendere l’Arno meno pericoloso, alla fine della loro permanenza sfidarono i grezzanesi in una partita di calcio. Ed eccolo che la storia si ripete ineludibile. Ancora una volta il calcio ha rappresentato il momento d’incontro, più che di scontro. Uno spettacolo improvvisato e riservato ai paesani che per salutare e ringraziare quei giovani studenti del politecnico di Zurigo si erano stretti attorno al campo sportivo.

Gara di calcio tra grezzanesi e svizzeri. Mugello, 1967 – ph. Giampietro Wirz

Erano seduti sull’erba. Qualcuno, in preda all’emozione, è rimasto per tutto il tempo in piedi lungo i terrazzamenti che segnavano il perimetro del campo. Non ci sono reti dietro le porte. E neppure recinzioni a delimitare il terreno di gioco. Solo due pali, una traversa, un pallone e ventidue ragazzi che corrono per contendersi una vittoria. Qualcuno indossa i calzoncini corti, altri hanno gli stessi abiti che sono soliti utilizzare nei campi.

«C’ero anch’io, come quasi tutto il paese. Ricordo che anche il fattore assistette alla gara. Del resto Grezzano è un piccolo borgo, era impossibile mancare» racconta Maria Grazia Maiani.

Maria Grazia Maiani ritratta da Giampietro Wirz

Lei, che era a metà strada tra la fanciullezza e l’adolescenza, fu immortalata di spalle da Giampietro Wirz proprio durante la partita, che finirà 4 a 2. Per chi? Non si sa. Il risultato è certo, ma nessuno dei testimoni di allora dice di ricordare chi ha vinto. «Vincemmo noi» sussurra qualcuno in paese con poca convinzione. E quindi non indaghiamo oltre. Perché continuare ad alimentare il mistero che avvolge il risultato significa far sopravvivere quel senso di cavalleresco rispetto che per oltre mezzo secolo ha legato la storia dei grezzanesi a quella degli svizzeri-mugellani.

Gara di calcio tra grezzanesi e svizzeri. Mugello, 1967 – ph. Giampietro Wirz

Su una cosa, però, sono tutti d’accordo: riproporre il trofeo “Palla Dapples”, magari disputandolo proprio a Grezzano. Il torneo, ideato da Henri Dapples, si svolse dal 1903 al 1909. Due squadre a contenderselo e una gara secca. La vincente poteva custodire il pallone d’argento – su cui sono evidenti perfino i dettagli delle cuciture – fatto realizzare proprio dal danaroso bomber Dapples, che lo donò al suo Genoa dando il via a un torneo che, soprattutto all’inizio Novecento, rappresentò la competizione più ambita dai primi club calcistici. Restituire il legittimo prestigio alla “Palla Dapples”, istituzionalizzando il legame col Mugello e il Bosco degli svizzeri, significherebbe assegnare al rinnovato trofeo un valore celebrativo di vicende secondarie che, per un duraturo istante, si sono indissolubilmente legate alla storia.

gianluca testa

Post correlati