Sappiamo che l’Italia è un paese fragile e che la Toscana non fa eccezione. Ce lo dicono gli esperti, lo ripetono scienziati e ricercatori. Ma cosa accadrebbe se oggi si verificasse un evento simile per caratteristiche e portata alla grande alluvione del 1966?

«Se dovesse ripresentarsi una situazione come quella di cinquant’anni fa, Firenze tornerebbe senz’altro sott’acqua» dice il presidente dell’Accademia dei Georgofili, Giampiero Maracchi, che dell’alluvione ricorda soprattutto «fango, fango ovunque».

Per Bernardo Gozzini, amministratore unico del Consorzio LaMMA, quell’evento «sarebbe stato previsto». Almeno per quel che riguarda le previsioni meteo. I danni probabilmente sarebbero stati ugualmente inevitabili. Ma le vittime? «Difficile a dirsi, probabilmente sì. Avere una consapevolezza di quello che può accadere, sicuramente riduce il rischio». Per raggiungere questi obiettivi non ci si può affidare completamente alle istituzioni e alle organizzazioni di protezione civile. «Anche il cittadino deve imparare ad autoproteggersi» aggiunge Gozzini. Sia lui sia Maracchi sono intervenuti nel corso di un evento dedicato ai cambiamenti climatici e agli scenari di rischio organizzato proprio dall’Accademia dei Georgofili, Consorzio LaMMA e Cnr. Un appuntamento organizzato (non a caso) a Firenze e nel corso del quale è stata presentata la pubblicazione “Arno 1966. Cinquant’anni di innovazioni in meteorologia”.

Perché è importante parlare dei cambiamenti climatici? Perché la grande alluvione non ha rappresentato un’eccezione. Gli eventi estremi sono sempre più frequenti e ogni anno i loro effetti ci costano circa tre miliardi di euro. Quello appena trascorso è il gennaio più caldo dal 1830, le mimose sono in fiore fuori stagione. E poi ecco alluvioni ricorrenti alternate a siccità, impoverimento dei suoli, perdita di colture ed ecosistemi stravolti.

«La comunicazione del rischio? È importante, anzi fondamentale» dice Gozzini.

«Non è un tema facile. E neppure banale. Un conto è la comunicazione che coinvolge gli enti di protezione civile, l’altra è l’informazione al cittadino». L’autotutela? Ecco cosa significa. «È necessario informare la gente in modo dettagliato e puntuale – risponde Gozzini – ma dobbiamo lavorare di più anche in termini di educazione».

gianluca testa

 

Foto di copertina: Joe Blaustein

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