Due grandi installazioni che raccontano il fluire del fiume

Lo scorso 4 febbraio è stata inaugurata a Villa Pacchiani a Santa Croce sull’Arno “José Yaque, Alluvione d’Arno”, a cura di Ilaria Mariotti.

La mostra esprime la volontà di riflettere sui temi della sostenibilità delle operazioni nel mondo contemporaneo: sulla vita di oggetti e materiali, sull’idea di recupero, sull’idea dei rifiuti come rappresentanti dell’identità dei nostri territori e su questi processi in atto.

Portavoce della produzione creativa cubana a livello internazionale, José Yaque sarà uno degli artisti chiamati ad esporre all’interno del Padiglione di Cuba alla prossima Biennale di Venezia.

A Villa Pacchiani l’artista presenta due grandi installazioni pensate appositamente per gli interni e gli esterni del centro espositivo, una serie di dipinti e disegni realizzati nell’arco degli ultimi anni e un nucleo di disegni inediti legati a questo progetto.

Per questa edizione il focus del progetto si concentra sulla zona di Santa Croce sull’Arno: l’azienda d’eccellenza, con la quale José Yaque si trova a dialogare e a lavorare a stretto contatto per questo progetto, è la Waste Recycling, società del Gruppo Hera. Un’azienda sensibile all’arte e alle pratiche artistiche che si colloca tra le più importanti e qualificate imprese nazionali che si occupano dello smaltimento dei rifiuti industriali e del trattamento degli scarti di lavorazione provenienti da numerosi cicli produttivi.

Durante la permanenza a Santa Croce sull’Arno l’attenzione e la sensibilità di José Yaque sono state catturate da una serie di elementi che declinano in vario modo alcune tematiche sostanziali e che, al tempo stesso, rimandano alla ricerca dell’artista. Innanzi tutto la presenza del fiume: uguale a se stesso come entità ma sempre mutevole per via del fluire incessante verso il mare.

Nel fiume, Yaque legge la grande metafora che informa tutto il suo lavoro ma che, prima di tutto, è la chiave filosofica attraverso la quale legge i fatti della vita degli uomini: non ci si bagna mai nella solita acqua dei fiumi perché l’acqua è sempre diversa ma anche perché i momenti diversi in cui ci bagniamo ci vedono in continua evoluzione e cambiamento.
Per l’artista l’unico elemento di continuità nella storia delle civiltà è il fluire continuo e incessante di vite, sempre diverse e che sono lette nel loro essere popolo, essere esistenza, essere parte di un tutto che lentamente, come il fiume, scorre. Per Yaque la mutevolezza è l’elemento fenomenologico che vale la pena di essere studiato, analizzato, rappresentato. Perché tutto cambia ma l’aspetto mutevole è, paradossalmente, ciò che rimane caratteristica costante. In questa chiave di lettura l’esperienza alla Waste Recycling è stata fondamentale per costruire, attraverso l’attività umana, la tecnologia, la ricerca, la visualizzazione di questa metafora: cumuli di rifiuti industriali divisi per materiale che permangono negli spazi di stoccaggio per breve tempo per essere continuamente smantellati e ricomposti dai nuovi arrivi.

Ciò che è il residuo delle attività umane viene letto, nel suo continuo scomporsi e ricomporsi, come il fluire incessante del fiume, che parla, al contempo, delle attività dell’uomo, dei suoi consumi, dei suoi scarti. La visita all’impianto di depurazione Aquarno e il ciclo del trattamento che restituisce al canale Usciana e poi, bonificata, al fiume, l’acqua utilizzata dal settore conciario, hanno costituito per l’artista un tassello ulteriore nella costruzione e verifica di un immaginario incentrato sulla circolarità del movimento di cose, acque, materiali, energia.

Così come ulteriori spunti di riflessione, poi coagulatisi attorno all’immagine del “divenire” sono stati gli incontri con alcuni rappresentati delle comunità di migranti che costituiscono un’importante percentuale della popolazione di Santa Croce sull’Arno, la storia del paese, l’incontro con un’azienda di eccellenza che lavora pellami destinati al mondo del lusso e della moda.

Le due grandi installazioni pensate da José Yaque appositamente per Villa Pacchiani, l’una all’esterno, all’ingresso della Villa, l’altra per la sala centrale dello spazio espositivo, inglobano tutte queste suggestioni insieme. L’idea del fluire, del detrito, del perenne cambiamento, dell’evento catastrofico che genera una nuova forma di bellezza – tutti concetti che tornano nella ricerca dell’artista – si concretizzano nelle due installazioni che inglobano la vita del fiume, la vita e le cose degli uomini. Una serie di dipinti e di disegni realizzati nell’arco di alcuni anni e frutto di esperienze diverse si dispongono all’interno dello spazio espositivo occupandone un’ala. Si tratta di disegni e di dipinti appartenenti a due serie diverse: l’una si incentra su alcuni ritratti di ponti di città diverse, l’altra riguarda la visione del ruolo dell’arte e della sua esposizione.