Il cannocchiale di Galileo Galiei era di legno. Proprio come le macchine di Leonardo da Vinci o le caravella di Colombo. Erano di legno le cattedrali, i ponti, le case. Per lunghi anni il legno è stato il materiale per eccellenza. Insostituibile, imprescindibile, indispensabile. Lo si utilizzava per costruire, ma anche per cucinare e per trovare un po’ di calore nelle sere d’inverno. Funzioni universali e diffuse che la modernità, per un secolo e mezzo, ha quasi dimenticato.

Era iniziata l’era dell’industria, della velocità, del tutto-e-subito, della perfezione. Impossibile competere con l’acciaio. Eppure, nonostante tutto, ecco che la storia ritorna. Il futuro, pensa qualcuno, è nel valore del passato. E così, a buon diritto, c’è chi ha definito il XXI come è “il secolo del legno”.

Chi pensava agli anni duemila immaginandosi macchine volanti da utilizzare nel tragitto casa-lavoro o capsule per il teletrasporto dovrà ricredersi. Perché la vera innovazione della modernità sta tutta lì, nella rinnovata funzione di questo antico materiale naturale che riflette la propria bellezza proprio nelle pieghe delle sue imperfezioni.

Il ritorno degli “angeli” nel Bosco degli svizzeri – ph. Giorgio Federici

«Il secolo del legno. Già, è una definizione molto suggestiva. Pur non amando le frasi ridondanti devo riconoscere che questo materiale sta andando forte» confessa il professor Ario Ceccotti. Al di là dell’appartenenza al Comitato Firenze 2016, nella sua funzione di ingegnere e docente il legno l’ha studiato a fondo. Un tema che continua ad appassionarlo. Tant’è che dopo le celebrazioni organizzate a Firenze per l’anniversario del Bosco degli svizzeri, Ceccotti se n’è andato in Germania per partecipare a un convegno internazionale dedicato proprio al legno. C’erano 1.700 partecipanti. Esperti, costruttori, progettisti. «Attorno a questo materiale c’è un forte interesse, anche per la sua sostenibilità» spiega l’ingegnere.

«Quando ero uno studente, alla mia generazione del legno non importava niente a nessuno. Neppure ai miei professori. Oggi la scelta del materiale incide anche nelle scelte della casa da comprare» confessa Ceccotti.

Con il legno ricavato dal Bosco degli svizzeri saranno realizzati ampliamenti e sopraelevazioni antisismiche in alcune scuole primarie di Scarperia-San Piero e Borgo San Lorenzo, nel Mugello. Ma quali sono i vantaggi per chi utilizza questo materiale?

«Innanzitutto la protezione sismica, qualunque sia il tipo di tecnologia utilizzata. Il presupposto essenziale, però, è che il progetto sia fatto bene» risponde Ceccotti. «Poi non possiamo trascurare il comfort ambientale, anche se al momento non è misurabile come ad esempio lo è la resistenza al fuoco. Sì, anche per la resistenza al fuoco sono stati fatti grandissimi progressi. Statistiche alla mano, possiamo dire che si sviluppano sempre meno gli incendi. Altri vantaggi? Ultimo ma non ultimo: il risparmio. Non solo quello legato al costo dei materiali, ma anche in termini di consumo. Insomma, con una casa in legno si risparmio sul riscaldamento, migliorando anche l’impatto ambientale».

Il Bosco degli svizzeri – ph. Ario Ceccotti

Costruire una casa in legno non costerà meno. Ma col passare degli anni, il risparmio sui consumi sarà evidente. Ma se ci limitassimo a pensare col portafogli non riusciremmo a percepire il reale valore di questa grande e forse silente rivoluzione che incide anche sul tempo. «Da ingegnere civile sono stato abituato al cemento armato, alla velocità» commenta Ceccotti. «Eppure il legno, per crescere, ha bisogno di parecchi anni».

Ecco, ancora una volta tutto dipende dal tempo. Quando pensiamo alle costruzioni in legno, non possiamo immaginare di acquistare il materiale lavorato come fosse un prodotto da scaffale. Il legno non si trova nei supermercati né si produce mescolando il cemento con acqua, sabbia e altri aggregati.

«Dentro al legno tagliato ci sono delle storie, proprio com’è accaduto col Bosco degli svizzeri. Ciò che sorprende è pensare che la persone che ha piantato il seme, quel legno non lo vedrà mai».

È questa la suggestione di Ceccotti. «Per arrivare a maturazione, gli albero impiegano più di un secolo. Certo, ci sono le dovute eccezioni. Ad esempio un abete, in Toscana, cresce in settant’anni. Per la duglasia, invece, ne bastano cinquanta. Ecco perché è stato possibile offrire una nuova destinazione al legno ricavato dal bosco del Mugello. Lì si trovano pino nero e duglasia. Sono specie legnose a rapido accrescimento che dovevano aiutare subito l’Arno. È questo il motivo che mi spinge ad amare l’animo dei forestali. Perché nella maggior parte dei casi non vedranno mai il frutto del loro lavoro. Quando si parla di legno non si può ragionare con i tempi moderni».

Esatto, non si può. È quindi necessario guardare in prospettiva e pensare al futuro, perché sarà pur sempre il presente di qualcun altro. Proprio come quei bambini delle scuole elementari del Mugello che presto vivranno nei nuovi spazi costruiti col legno degli alberi seminati più di cinquant’anni fa da un gruppo di passionali studenti di Zurigo.

gianluca testa

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