Come Atlantide, la città sommersa. Come la notte, buia e complice. Come un libro e tutto quello che non dice. Così è Firenze a cinquanta anni dalla sua alluvione. Piena di storie ma ancora in cerca della sua verità, come un segugio sulle tracce della memoria, a naso basso tra le pagine del passato.

In bilico tra commemorazione e commozione. Per le vie, nelle chiese, sugli argini e sui ponti Firenze porta ancora i segni di quella notte del 4 novembre del ’66. Fiera, non nasconde le sue cicatrici di guerra ma le porta come medaglie al valore.

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Lotta ancora oggi Firenze, per non dimenticare il suo “Diluvio Universale”, che fu insieme tragedia e benedizione, distruzione e rinascita di una nuova città: di un nuovo Umanesimo. Quel mare nero, capace di portare via centinaia di anni di storia dell’arte, della letteratura e dell’architettura portò a Firenze un mare di giovani. Tutti lì per aiutare. La solidarietà di quei giorni non si era mai vista. Anche i fiorentini si strinsero tra loro e, cosa più unica che rara, si dimenticarono delle proprie fazioni. Non importava più essere comunisti o democristiani, l’alluvione aveva reso tutti fratelli.

Son passati cinquant’anni e quei bravi ragazzi, i nostri, per fortuna ci sono ancora. Per festeggiarli Firenze li ha chiamati tutti nel Salone dei Cinquecento. Rischia di cadere nel tranello della retorica Firenze coi suoi “Angeli del Fango” arrivati da ogni angolo della Terra. Ma non si perde Firenze e ritrova nel volto invecchiato dei suoi custodi il sorriso più autentico di quei giorni difficili. A volte è amaro, a volte è dolce. È il racconto di quei giorni di fango, distruzione e disperazione. È ricco questo racconto, tanto da far girare la testa. Voci, luoghi, personaggi e tante storie. Troppe per essere ricordate tutte da una persona sola. Ma così preziose da dover essere catturate e sottratte dallo sbiadire dei ricordi.

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Ma come si salvano tutte queste storie? Come si raccontano? Possiamo affidarci ad un museo, ad un documentario: ma può bastare? Condividere e conservare è fondamentale, ma non possiamo accontentarci. Il calendario di eventi di Toscana Firenze 2016 creato per celebrare i cinquant’anni dell’Alluvione è prezioso e noi della Blog Experience lo sappiamo bene. Sono tanti i momenti vissuti insieme a caccia di storie. Ma ricordare tutto e bene è impossibile. Abbiamo un estremo bisogno di archiviare, ma non possiamo essere noi stessi i nostri archivi. La memoria viva non è fatta di sole storie, ma di vite, di persone vecchie e nuove. E qui entriamo in gioco noi.

Distaccandoci dal mare dei ricordi smettiamo di essere spugne fameliche ed evitiamo di annegare in un fiume di parole, proprio come Firenze con l’Arno tanti anni fa. Per ricordare in modo indelebile non serve un cassetto in cui buttare tutto alla rinfusa, ma un simbolo che ci aiuti a destreggiarci tra gesti e immagini. Una stella polare, una guida. Tra le mille suggestioni di questa Blog Experience #Alluvione50 non potevo che scegliere il “libro” come mio personalissimo Virgilio. Questa è l’esperienza di Firenze che non dimenticherò.

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‘Poro Dante, ti voglio salvà dall’acque dell’Arno’. Questa è la storia di Mario Poggini, 88 anni, fiorentino doc incontrato per caso lo scorso 4 novembre nel Salone dei Cinquecento. Più che un angelo del fango, un’autentica apparizione. Sorriso smagliante, coppola, occhiali da cataratta e un libro stretto forte fra le mani. “I miei anni son talmente tanti che li conto in primavere – scherza Mario. Anche per i 40 anni dell’Alluvione ero qui, con la mia Divina Commedia. Ad ogni anniversario me la porto dietro. L’ho recuperata dallo scarico dei libri che venivano gettati in Arno da Ponte alle Grazie. Vedendola ammucchiata e trattata come un qualsiasi libraccio mi venne un pensiero: ‘Poro Dante, ti voglio salvà dall’acque dell’Arno’. La presi alla zitta, la lavai, la misi in pressa, la rilegai di fino e la tengo come ricordo. Oggi è il mio tesoro dell’Alluvione”.

 

Articolo di Anna Martini
Qui il secondo contributo dell’autrice.