È andata così, la scorsa domenica, davanti a un piatto di pasta, ho trovato un “Angelo del Fango”: Pietro Palmisano. Può sembrare assurdo, ma in ogni famiglia in Italia c’è almeno una persona che nell’anonimato ha fatto la Storia di questo Paese. Queste persone sono i custodi di memorie importanti. Possono sembrare poca cosa in confronto alla Grande Storia. Ma sono come tessere di un mosaico, piccoli frammenti indispensabili di un’unica grande opera.

Tra una chiacchiera e un documento sono bastati due giorni per ripercorrere un mese intero di vita.Nel novembre del ’66 Pietro Palmisano è un militare del 40° Reggimento di Fanteria della Caserma Mameli di Bologna. Ha 20 anni ed era appena arrivato in “continente” lasciando l’isola di Ustica. Arriva a Firenze il giorno dopo lo straripare dell’Arno e ci rimane fino a dicembre.

“A Firenze c’era una Babilonia – racconta Pietro. Il fiume si era ritirato lasciando un mare di fango. Abbiamo spalato fango per un mese e svuotato cantine. Tutto quello che aveva toccato il fiume andava buttato via. Facevamo delle montagne di detriti vicino al cimitero e poi gli davamo fuoco. Quanti libri, documenti e collezioni abbiamo buttato. Io non avevo mai visto Firenze prima. Mi colpì quanto era bella, anche tutta sporca così. Ma non c’era tempo per stare a guardare, c’era troppo da fare”.

“Mi ricordo quel museo importante, gli Uffizi. Giorno dopo giorno lo svuotavamo e mettevamo i quadri nella piazza lì davanti. C’era anche chi provava a rubare delle opere caricandole sui camion, dicendo che doveva portarle a pulire. Per fortuna questi soggetti venivano fermati sempre. Insieme a noi militari c’erano tanti ragazzi, anche stranieri. E poi c’erano i fiorentini, gente forte. Anche le donne spalavano”.

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Tra una chiacchiera e un caffè si fa sera e ci diamo appuntamento al giorno dopo per continuare il racconto. Appena ci vediamo Pietro mi dice: “Se ti può fare piacere, ti ho scritto un riassunto. Per il giornale. Se la vuoi sempre dire questa storia”. Non faccio in tempo a dirgli di sì, questa storia è preziosa, che mi ritrovo con un foglio in mano. Una schedina del totocalcio strappata, scritta a penna blu negli spazi bianchi. La grafia è quella antica dei nonni, con le lettere tutte scritte bene, eleganti. In alto c’è il titolo: “Esperienza di Firenze che non dimenticherò mai”. È la memoria che Pietro vuole affidarmi. Sono le cose importanti. Quelle che io non mi sarei dovuta dimenticare.

“Dopo il 4 novembre è arrivato l’ordine a tutta la compagnia di prepararci per andare a Firenze a dare soccorso a tutta la popolazione allagata e disperata. Si arriva a Firenze. Io sono stato assegnato a fare il capomacchina. Un’esperienza a 20 anni che mi ha fatto diventare un uomo vero con dei valori sani, profondamente solidale con chi si trova in difficoltà. Onestà, dignità e rispetto per tutti. Questa esperienza dopo 50 anni si ravviva nel mio cuore dei miei 20 anni, per la volontà che ho messo per aiutare tanta gente sommersa nel fango. Ringraziando il Ministro della Difesa Tremelloni  che ha voluto ringraziarci con un attestato di Riconoscenza e un rasoio. Palmisano Pietro”.

Questo è Pietro Palmisano oggi. Stringe in mano l’Attestato di Benemerenza conferitogli nell’autunno del 1966 dal Ministro della Difesa Roberto Tremelloni per il servizio reso alla popolazione alluvionata.