Oggi siamo abituati ad essere sempre connessi, con lo smartphone in mano, in grado di raggiungere e comunicare con tutti anche dall’altra parte del globo. Cinquant’anni fa tutto questo non era possibile, nessuno sapeva cosa stava succedendo all’Arno quel dannato 4 novembre 1966, non c’erano i volontari digitali pronti a twittare o condividere su Facebook le foto e i video, come invece abbiamo potuto fare noi proprio domenica 6 novembre durante la piena dell’Arno che sembrava volerci dire che lui è lì sempre presente e non dimentica.

Grazie alla Blog Experience #Alluvione50 ho fatto un salto indietro di 50 anni in un percorso che mi ha permesso di conoscere cosa è accaduto il 4 novembre 1966, di riviverlo grazie alle testimonianze degli Angeli del Fango in un Salone dei Cinquecento gremito non tanto di autorità ma proprio di tutte quelle persone che aiutarono Firenze a risollevarsi dal fango, entusiasti di essere lì, accompagnati dalle loro famiglie o in gruppo con altri Angeli.

La voce e i ricordi degli Angeli del Fango mi hanno fatto immaginare quello che è potuto accadere nel ‘66 ma le foto, i video, le voci dei servizi Rai mi hanno fatto vedere due città, Firenze e Pisa, con gli occhi di una ragazza di 50 anni fa che guardava dalla finestra la distruzione dei luoghi così familiari ma ora così diversi.

E in questi 4 giorni ho cercato di trasmettere sia gli eventi a cui abbiamo partecipato, che le emozioni, i ricordi ma anche le difficoltà comunicative che ebbero in quei giorni i giornalisti della Rai che avevano solo un unico strumento funzionante: la radio. E solo facendo ascoltare il rumore dell’acqua che scorreva nelle vie del centro, la direzione Rai di Roma credette alle parole del giornalista Giannini. Ed è proprio questo rumore che avviò la mobilitazione dei giovani di tutto il mondo per aiutare Firenze e la Toscana.

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Foto e video.. gli stessi strumenti che anche oggi, magari attraverso canali diversi e con una definizione migliore sono i nostri strumenti, di lavoro ma anche per documentare la nostra quotidianità.

Sono state giornate intense di ricordi e di conoscenza. L’alluvione di Firenze ha avviato studi e attività finalizzate alla sicurezza dell’Arno. Tanto lavoro è stato fatto ma tanto ne rimane ancora da fare e, purtroppo, ancora oggi, come sia affrontata con poca decisione la comunicazione sul rischio idrogeologico e sui rischi di avere un fiume importante come l’Arno dentro una città bellissima ma fragile come Firenze.

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E non è detto che in futuro, spero molto lontano, non si verifichino nuove piene e nuove alluvioni, restano in mente le parole di Carlo Meletti sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e responsabile del Centro di pericolosità sismica: “non mi piace sentir dire che viviamo in un territorio fragile e che lo dobbiamo in qualche modo mettere in sicurezza, il territorio fa il suo lavoro, è l’uomo che è fragile e si espone ai rischi” … ma dobbiamo mettere in sicurezza le persone. Ricordare è importante, non rimaniamo vincolati solo agli anniversari, la memoria è fondamentale per mantenere vivi i fatti, le persone, i ricordi, serve da insegnamento per non ripetere gli stessi errori nel futuro e prevenire, qui torna in gioco la comunicazione, attività cruciale per conoscere i rischi del nostro territorio.

 

Articolo di Chiara Bianchini