Troppo abituati alle alluvioni i campigiani per “prendere sul serio” un po’ d’acqua per la strada e il problema della sotto valutazione iniziale di quanto accadeva contribuì non poco ad aumentare i danni materiali dell’inondazione. Dopo i lunghi momenti di ansia e di impotenza assoluta, la popolazione può reagire.

Il sindaco Primaldo Paolieri e la sua giunta sono in prima linea per affrontare l’emergenza, ma tutti, proprio tutti si muovono: ci sono novemila persone da soccorrere e da rifornire di tutto; tantissime vanno evacuate e portate in sicurezza. Sono ore, quelle del pomeriggio del 4 novembre, in cui si consumano chissà quanti salvataggi di fortuna con mezzi improvvisati. C’è una gara di solidarietà senza precedenti tra vicini di casa, parenti e amici: è una comunità che si organizza e reagisce a una calamità senza precedenti.

Da Firenze non c’è da aspettarsi molto, anche lì la situazione è drammatica. Allora gli aiuti cominciano ad arrivare, soprattutto da Prato: già la mattina del 5 arrivano due anfibi dei Vigili del Fuoco. Ma è dalla Versilia che arrivano gli aiuti più importanti: servono barche e da Forte dei Marmi arriva subito una colonna di soccorsi composta da due barconi, di proprietà del sindaco e del comandante dei Vigili Urbani, tre fuoribordo, due patini, un’ambulanza con polmone d’acciaio e un manipolo di una decina di volontari pronti a qualsiasi evenienza.

«Finalmente nella strada invasa dalle acque fangose si materializzò qualcosa di diverso dai soliti oggetti che ininterrottamente venivano trasportati dalla corrente. Si trattava di un’imbarcazione assai insolita, su cui si agitavano alcune persone stando in piedi e rivolgendosi agli alluvionati affacciati alle finestre. Era uno dei patini inviati dai comuni della Versilia. Il suo arrivo portò notevole sollievo, soprattutto perché furono distribuiti i primi generi alimentari, in verità assai pochi ma graditissimi. Alla mia famiglia toccò una pagnotta e un litro di latte che ci permise finalmente di sfamare la piccola. Non sentirla più piangere fu una vera e propria liberazione. Ma l’arrivo del patino costituì anche un ulteriore momento di distensione per le persone che, a rigor di logica, dovevano assumere ben altro atteggiamento di fronte a soccorsi così inadeguati e alla scarsità di generi alimentari disponibili. Invece il patino portò una ventata di allegria, specie in alcuni anziani che non essendo mai stati al mare in vita loro, e mai ci sarebbero tornati, si chiedevano come potesse galleggiare un simile arnese». Testimonianza di Mario Lodovisi.

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.