La mostra “La bellezza salvata” intende valorizzare e ricordare i luoghi più significativi dell’alluvione del 1966. Ciò significa dare spazio agli edifici, alle zone e alle istituzioni che hanno subìto danni inestimabili. Da questa premessa, pare ovvio pensare subito ai musei, scrigni preziosi che per anni hanno custodito e – in molti casi – continuano a custodire il nostro patrimonio storico e artistico.

L’esposizione di Palazzo Medici Riccardi di Firenze raccoglie infatti le più antiche testimonianze: si pensi alla Mater Matuta,  capolavoro dell’arte etrusca del V secolo a.C. raffigurante la Madre terra, dea dei defunti ma anche personificazione della forza rigeneratrice, proveniente dal Museo Archeologico. Quest’ultimo è stato completamente distrutto a pianterreno dall’impetuosità delle acque di cinquant’anni fa. Lo stesso triste destino è stato condiviso dagli Uffizi: i depositi, colpiti dall’alluvione, ospitavano pregevoli sculture di arte romana mentre, al pianterreno, erano ubicati arazzi, statue e mezzibusti di epoca più moderna.

Il Museo Nazionale del Bargello, quel 4 novembre, ha avuto numerose ripercussioni. Le armi antiche e alcune armature della collezione erano esposte nelle sale del pianterreno, le stesse che sono state sommerse da acqua e fango per più di 4 metri di altezza.

Questi elencati sono solo alcuni esempi di gallerie e strutture d’arte invase dall’acqua, ma è bene ricordare che nessun sotterraneo, in quel periodo, è rimasto illeso.

La cripta del Museo delle Cappelle Medicee, con la sua tomba del granduca Gian Gastone Medici, è stata corrosa e contaminata dalla melma; i gessi di Lorenzo Bartolini, un tempo parte della collezione del Cenacolo San Salvi, hanno dovuto affrontare una lunga fase di ricomposizione e recupero.

Nel sistema dei musei civici fiorentini uno dei più colpiti è stato il Museo Bardini. A pagarne le conseguenze è stato il modello ligneo della chiesa di San Firenze a opera di Silvani, restaurata negli anni Novanta. Al pianterreno sono stati spazzati via inoltre anche gli strumenti musicali del museo.

Anche il Museo Horne, luogo d’arte tra i più affascinanti della città, ha conosciuto la furia dell’acqua e la devastazione del fango misto a nafta. Il seminterrato e il pianterreno, che proteggevano le opere acquistate dalla famiglia di Herbert Percy Horne, sono state danneggiate, come il Salvatore di Agnolo di Polo e la Madonna con Bambini di Jacopo Sansovino.

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