A Tavola, via Giulio Braga, la via centrale, è un fiume, in alcuni punti l’acqua raggiunge i tre metri. Ci si ripara al primo piano, alcuni aspettano i soccorsi sui terrazzi o sul tetto. Nella frazione vengono coinvolte circa cinquecento persone, che sono in pieno allarme e cominciano ad essere evacuate dalla tarda mattinata, con mezzi anfibi dei Vigili del Fuoco, canotti, barche di fortuna, zattere, i cosiddetti “brusini”, fatti all’impronta con assi e bidoni, e con addosso solo quello che hanno, perché l’acqua continua a salire.

«L’acqua entrò a mezzogiorno perché la nostra casa era più alta di quelle davanti [in via Braga 237, ndr] che erano allagate già dalle otto la mattina. Noi eravamo al piano di sopra, avevamo già fatto la spola più volte con il sottoscala a portare via le cose più pregiate: le sedie, il tavolo, qualche oggetto. Quando arrivò il Galli Olando per prenderci col gommone quelli delle case davanti erano tutti affacciati alle finestre, ci guardavano e ridevano, perché lo spirito non l’avevamo perso neanche in quella situazione: “Si vuol proprio vedere come faranno la Lola e l’Adriana a saltare la finestra, scendere la scala e montare sulla barca!”. Io non mi persi d’animo e dissi a mia sorella: “Stai a vedere come si fa!”. Andai in soffitta, presi i pantaloni da montagna, eravamo state da poco sulle Dolomiti, e ci si misero. Quando ci videro scendere vestite così scoppiarono tutti a ridere: ”Le Bellini con i pantaloni!”. A Tavola, nel 1966, fu quasi uno scandalo. Poi con un camion ci portarono all’asciutto e andammo dai nostri cugini per una decina di giorni. Al ritorno, la casa era in pessimo stato, tutta umida, ma non avevamo perso molto: ci avevano già preso tutto durante la guerra». Testimonianza di Lola Bellini

Solidarietà, spirito di iniziativa (per certi versi anche leggerezza) e grande senso della comunità, sono le caratteristiche di tutti i racconti e le testimonianze raccolte. Una città intera che si mobilita per la sua emergenza e per tutti i comuni limitrofi anche perché a Prato, il cui centro cittadino è rimasto indenne da quanto invece ha già travolto paesi grandi e piccoli, arrivano subito anche le richieste disperate di tutti i comuni limitrofi: Campi Bisenzio, Carmignano, Poggio a Caiano, Signa, Lastra a Signa, Firenze, Fiesole, e ancora Pontedera, Empoli, Castelfiorentino, Montelupo. Come ebbe a dire in un’intervista un anno dopo il sindaco Giorgio Vestri: «Ognuno ricorderà come nei giorni dell’alluvione si facessero le cose che erano necessarie con l’unico criterio del fare subito, del fare presto, dell’intervenire immediatamente».

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.

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