Piazza Santa Croce si è tinta di giallo, sabato 14 ottobre, per Io non rischio, la campagna di comunicazione promossa dalla protezione civile nazionale. Una giornata che è stata interamente dedicata alla conoscenza dei rischi del nostro territorio, anche attraverso la memoria e il ricordo delle catastrofi che hanno colpito Firenze nel corso della sua storia.

Tanti i cittadini che hanno potuto informarsi sul rischio terremoto, alluvione e maremoto nei gazebo e punti informativi allestiti in piazza dalle associazioni di volontariato. Molte le persone che hanno partecipato ai percorsi di trekking urbano: tre percorsi diversi per ripercorrere tra le strade e i monumenti fiorentini la storia delle alluvioni e dei terremoti che hanno colpito Firenze nel corso del tempo. Queste escursioni si sono tutte concluse nella Basilica di Santa Croce che ancora testimonia il passaggio delle alluvioni negli anni, dalle targhette sulle pareti, i diversi colori dell’intonaco delle colonne del Chiostro, alle nuove tecnologie affinate per il restauro delle tante opere d’arte che furono danneggiate soprattutto durante l’alluvione del ’66. Una tra tutte “L’Ultima Cena” del Vasari, riportato in Santa Croce lo scorso 4 novembre e dotato di un innovativo sistema di carrucole che in 11 secondi permette di sollevare il dipinto e metterlo in sicurezza, procedimento che viene effettuato proprio in occasione delle allerte meteo.

Credo che Io non rischio sia una importante manifestazione per incontrare la cittadinanza – dice Leonardo Ermini, responsabile Protezione Civile della Città Metropolitana di Firenze – e incontrarsi tra di noi (tecnici di protezione civile e volontari, ndr) perché la memoria di ciò che è accaduto in passato è la miglior chiave per capire come comportarci in futuro”.

La giornata in Piazza Santa Croce si è conclusa con le testimonianze di Maurizio Naldini, giornalista e scrittore, che si è occupato di emergenze sul campo come inviato e di Antonina Bargellini figlia di Piero Bargellini, sindaco di Firenze, nei giorni dell’alluvione che ha ricordato come oggi sia totalmente cambiato il sistema del volontariato di protezione civile, “i ragazzi volontari a quell’epoca erano solo spontaneità, meraviglia e cuore, adesso non è più pensabile che sia uguale a quell’epoca. Mio padre, quando arrivarono tutti quei ragazzi, da principio, non sapeva come gestirli, adesso invece sta cambiando tutto e bisogna invogliare i ragazzi ad avere la stessa spontaneità, lo stesso cuore ma con una preparazione diversa”.   

Preparazione che deve essere propria di tutti i cittadini, consapevoli dei rischi a cui sono esposti e dei comportamenti da adottare prima, durante e dopo una situazione di emergenza. Ripartiamo dalla cultura del rischio grazie anche ad eventi di questo tipo per raggiungere e informare il maggior numero di persone e dalla sensibilità delle istituzioni verso le infrastrutture, la manutenzione e la cura del nostro territorio.

 

Articolo e foto di Chiara Bianchini