«Quello nella foto sono io, avevo 19 anni, lo scatto è del mio babbo Vitaliano, l’ufficiale sanitario della Lastra. Con quell’espressione gli sto dicendo: “L’acqua l’hai portata te?”. Siamo davanti a casa nostra, in via Manzoni 100, la zattera si fece quasi subito, con alcune travi della segheria Scarpini, che allora era all’Ospedale Sant’Antonio; galleggiavano tra piazza Garibaldi e il tabernacolo, arrivarono precise all’altezza del nostro pianerottolo, e allora si presero, si portarono su per le scale e si imbullettarono con delle assi che avevamo, poi si ributtò giù la zattera. Dopo ne facevano anche con dei banchini di scuola portati dal Comune. La sera prima ero stato a giocare a biliardo alla Cascine e la mattina mio babbo mi chiama e mi dice “Vestiti poco, pantaloncini e zoccoli, c’è l’acqua”. “A Novembre?”. A casa nostra l’acqua iniziò prima a salire dalle fogne poi il Rimaggio ruppe, l’acqua sbatté nel bastione, ce n’era un metro e poco più, e invase via Manzoni; ci rimase quattro o cinque giorni, finche non vennero a levarla con le idrovore. Noi avevamo la scala di casa a fare da misura, e l’acqua saliva, saliva; per paura si ruppe una mattonella per far entrare l’acqua; poi, col piano di marmo di un comodino e un’accetta, si fece una tana nel muro perimetrale esterno per far uscire dal piano di sopra la nonna [Ida Ramalli, ndr] e mia mamma [Franca Cecconi, ndr], ma la prima a scappar fuori fu la Zara, il nostro cane lupo. A piano terra c’era il forno del nonno, ormai non più attivo e facente uso magazzino, la nonna ci faceva anche i cappelli di paglia e si allagò completamente. Io persi la mia tenda canadese, mentre la Fiat 1500 spider rossa del babbo si salvò». Testimonianza di Franco Becucci.

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Venerdì mattina all’alba i torrenti Rimaggio, Guardiana e Vingone, affluenti in riva sinistra dell’Arno, rompono gli argini, il primo tra via di Sotto e via del Prato, all’altezza delle scuole medie Leonardo da Vinci, gli altri due lungo le vie che portano il loro nome. Le tre falle si aprono quasi contemporaneamente, sono consistenti, e riversano una quantità di acqua enorme. Ponte a Signa, lungo via di Sotto, le zone di Stagno e Tripetetolo, oltre al centro storico, sono sommersi con picchi di inondazione di cinque metri: via Brunelleschi, via dello Stadio, via delle Merci, via XXIV Maggio, via Dante Alighieri, Corso Manzoni, da tutti conosciuto come via della Gora, via del Prato, fino a via Livornese.

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L’inondazione arriva fino alla Corea, così chiamata perché costruita nei primi anni Cinquanta, gli stessi dell’omonima guerra, via I Maggio, via Turati, via Gramsci, via Fratelli Rosselli. Il palazzo comunale, rimasto miracolosamente all’asciutto ma comunque al buio, diventa, anche se “a lume di candela” subito il presidio naturale della comunità e il centro di smistamento di aiuti, mezzi e volontari, che accorrono subito, in testa il sindaco Gerardo Paci e l’ufficiale sanitario di Lastra Vitaliano Becucci.

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.

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