Per avere un’idea di quella che è stata l’alluvione del 4 novembre 1966 a Campi Bisenzio basta affidarsi al linguaggio sintetico ma sempre efficace dei numeri: le cifre sono impressionanti, a cominciare dall’estensione dell’inondazione; in quei giorni terribili ben due terzi del territorio comunale vennero sommersi da una valanga di acqua e fango che superò i 5 metri e 10 di altezza nella frazione di San Donnino, i 4 metri a Sant’Angelo e così via fino alla frazione più “fortunata”, Fornello, dove l’acqua si fermò a un metro e settanta.

In tutto esattamente la metà della popolazione residente fu alluvionata: novemila persone che in poche ore persero tutto ciò che non fecero in tempo a trasferire ai piani superiori delle proprie abitazioni. Tra loro purtroppo ci fu anche chi perse la vita: la signora Corinna Cintelli, un’anziana di Sant’Angelo caduta in acqua durante le complesse operazioni di salvataggio e destinata ad essere l’unica vittima dell’alluvione del 1966 in territorio campigiano.

Impressionanti anche le cifre ufficiali dei danni che il Comune di Campi Bisenzio diramò un anno dopo il disastro: sei miliardi alle civili abitazioni, quattro miliardi alle aziende industriali e artigianali, un miliardo all’agricoltura, mezzo miliardo ai negozi, trecento milioni alle opere pubbliche per un totale di undici miliardi e ottocento milioni di lire del 1967 che attualizzati in euro significano qualcosa come circa 80 milioni di euro. Un’enormità.

Una mazzata che oggi metterebbe in ginocchio chiunque ma che negli anni Sessanta venne superata di slancio da un’economia che anche a Campi stava decollando, agganciandosi al distretto tessile pratese e valorizzando quel comparto delle confezioni che era una diretta filiazione dell’antica lavorazione del cappello di paglia.

Alle 4 di mattina del 4 novembre il Bisenzio spazza via 80 metri d’argine a San Piero a Ponti, all’altezza di via dei Lavatoi e irrompe nella pianura verso San Mauro per poi allagare completamente anche la frazione campigiana in riva destra. Ore 9: l’Ombrone rompe a Castelletti e l’acqua comincia ad arrivare copiosa a Sant’Angelo a Lecore per ricongiungersi con quella che già invade San Piero a Ponti. Ore 10: tocca a San Donnino. Qui è direttamente l’Arno a rompere per sommergere con un’autentica valanga d’acqua l’estrema frazione meridionale del Comune di Campi Bisenzio. Bisenzio, Ombrone e Arno: la tempesta perfetta.

Alla fine San Donnino rimarrà sepolta sotto 5,10 metri d’acqua e fango: «Nella zona di Brozzi e San Donnino dove la case a schiera erano in buona parte basse, le acque raggiunsero anche i sei metri e molte persone si salvarono rompendo i muri divisori delle abitazioni per rifugiarsi nelle case più alte. In una casa a San Donnino si ritrovarono 56 persone in fuga. Alcuni allevatori della zona misero in salvo le mucche al primo piano della locale Casa del Popolo. La scena degli inconsueti ospiti nelle sale e sul balcone del Circolo, fu ripresa dai mezzi di comunicazione divenendo una delle più curiose immagini del disastro».

Aurora Castellani

 

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.

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