«Nel 1966 ero garzone dal macellaio Fabio Fabiani a Ponte a Signa e abitavo nella casa di Aldo Moretti in Corea. Alle 6.45 la gente cominciò a suonare i clacson delle macchine e vociare. Mi affaccio alla finestra e all’incrocio con via Gramsci, dove c’era l’arena estiva, vedo le macchine galleggiare. Si sentiva già l’acqua entrare in garage a scroscio, scesi e levai in tempo la Cinquecento. La gente cominciò a chiamare dalle finestre e chiedere cos’era successo. Dissero che il Rimaggio aveva rotto l’argine alla Pasticceria Catania. Mia moglie, Giovanna Picchi, aveva un maglificio sotto il ristorante Sanesi e allora, mentre l’acqua cresceva, s’andò, maglieria e pantaloncini corti, a levare quel poco di roba che si poteva levare. Mario Sanesi, della trattoria, che sapeva che facevo il macellaio, mi vide e mi chiese cosa si poteva fare per salvare tutta la carne che aveva. Gli dissi che la potevamo portare in bottega da noi; allora si venne con un furgoncino per levarla dalla cella frigorifera. Dopo un’ora l’acqua, dai ginocchi, l’avevamo al petto e ci toccò lasciare tutto lì, carne, teglie di lasagne, roba da mangiare, non si poteva fare di più. Col Picchi Giampiero poi si fece tutta la zona di Stagno su una zattera a portare il pane e la carne ai clienti. Dopo qualche giorno si andò tutti in Comune a fare la puntura per il tetano: in fila, donne e uomini col sedere scoperto e il dottor Italiano Zammarchi che passava e “zic, zic, zic” faceva l’iniezione a tutti, in riga. Ma non ci si badava; con tutta quell’acqua che s’era preso e bevuto che si doveva fare?». Testimonianza di Roberto Petrucciani.

Il dottor Zammarchi verrà poi premiato da un comitato cittadino, insieme a molte altre persone tra cui anche il sindaco di Prato, Giorgio Vestri, riconoscendo così a Prato il grande lavoro di aiuto svolto per tutti i comuni della piana, il 7 Ottobre 1967 e omaggiato di una bella medaglia realizzata dallo scultore lastrigiano Mario Moschi, raffigurante su una faccia lo stemma del Comune e il nome del premiato, dentro la scritta “4 novembre 1966. La gratitudine di Lastra a Signa”, sull’altra un salvataggio, che ricorda Enea che salva il vecchio padre Anchise, stavolta non da Troia in fiamme ma dalle acque, epico e leggendario, come molti lo erano stati in quei giorni di grande apprensione e paura ma anche di grande coraggio, solidarietà e senso civico.

Nel primo anniversario dell’alluvione l’amministrazione pose anche una targa sulla facciata del Palazzo Comunale, ancora oggi visibile, dal testo poetico e molto significativo, che ben riassume “l’altra alluvione”:

«Si scatenarono le forze della natura
e anche per l’incuria dell’uomo
le acque violente e melmose nulla risparmiarono
Ma le distruzioni e i dolori
cementavano colpiti ed indenni
attorno al comune nel soccorso fraterno
e l’uomo ritrovò se stesso
e fu se stesso
Nel 1° anniversario del tragico 4 nov. 1966
L’Amministrazione Comunale».

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.

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