L’acqua arrivò anche nel comune di Quarrata, nelle frazioni di Caserana, Le Casacce, Querciola, Casini, Olmi che si trovano proprio a ridosso del torrente Ombrone e dei fossi Stella e Quadrelli, nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1966. Il livello di guardia di tutti i corsi d’acqua era ormai superato, per le forti piogge e l’acqua immessa dai torrenti Brana, Bure, Agna, oltre ai fossi di Iolo, Bardena e alcune gore e molti, abituati alla minaccia di piene e inondazioni, avevano preso i soliti “provvedimenti”: paratie alle porte di casa, sacchi di sabbia, i beni più importanti messi “in alto”. Ernesto Franchi e suo fratello, che abitano ancora alle Caserana, misero su quattro mattoni il bene che avevano più caro in quell’autunno 1966: il frigorifero.

«Si disse: “Dovesse arrivare la solita acqua stanotte almeno questo sarà salvo!” A quell’epoca avere il frigo in casa era ancora un lusso. Portammo anche i polli al primo piano; in fondo erano un bene di prima necessità anche loro. La mattina ci svegliammo completamente allagati, il frigorifero era sommerso: l’acqua era al primo piano della casa, ben oltre qualsiasi previsione; ma almeno i polli si erano salvati».

L’Ombrone aveva tracimato nella zona del Ponte dei Bini, in riva destra, all’esatto opposto della rotta pratese, lo Stella a Valenzatico e Olmi, in riva sinistra, e anche il Quadrelli era straripato, inondando, con una massa di acqua e fango senza precedenti, campagna, case, campi, stalle, magazzini, piccole attività tessili e mobilifici.

Quarrata fu colpita anche nella zona lambita dal torrente Stella, che devastò e sommerse campi, colture e i molti piccoli stabilimenti tessili e di maglieria che erano sorti in quegli anni, oltre a tante piccole aziende di mobili e divani che erano già parte integrante del tessuto produttivo quarratino. Si salvò solo Catena, protetta dall’argine destro del torrente Stella.

Ci vollero molti giorni per far andar via l’acqua, almeno fino al 9 novembre come si legge sulla stampa dell’epoca, mesi per ripulire le case dalla melma e dalle masserizie distrutte. Il frigorifero dei Franchi però si era incredibilmente salvato; è rimasto in uno stanzone della famiglia, funzionante fino all’anno scorso.

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.

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