Lecore, la parte nord occidentale del territorio signese, fu invece invasa dalle acque dell’Ombrone pistoiese. In pochissimo tempo tutta la campagna fu inondata e i primi piani delle numerose case sparse della piana di Lecore furono completamente allagati dalla furia delle acque che, superando le consuete difese, sommersero tutto quanto stava al di fuori del nucleo centrale del paese. Dopo molti secoli Lecore tornava a essere un’isola, completamente circondata da un grande lago che nei fatti la isolava dal resto del territorio comunale, rendendo difficili sia i primi soccorsi che i successivi approvvigionamenti alimentari.

Ancora più grave fu la situazione della frazione di Sant’Angelo, le cui case furono invase per oltre quattro metri dalle acque dell’Ombrone. Qui l’acqua arrivò con grande violenza verso le 10 del mattino, dopo che l’Ombrone aveva rotto gli argini; le prime ondate legate alle rotture del Bisenzio a Signa, San Piero e San Mauro avevano raggiunto solo parzialmente quell’estrema parte del territorio signese dopo aver inondato le zone più vicine al corso di quel fiume. Sembrava una piena come molte altre; infatti, mentre Firenze e i primi quartieri di Signa erano già completamente allagati, la situazione di Lecore non destava ancora eccessive preoccupazioni. Sul ponte all’Asse una piccola folla scrutava timorosa il livello dell’Ombrone, giunto ormai abbondantemente sopra il livello di guardia, approntando tutti gli accorgimenti che di solito si usavano in questi frangenti.

Soltanto dopo alcune ore la campana della chiesa di San Piero cominciò a suonare per avvertire che quello che stava per accadere era tutt’altro che consueto. Poco prima che fossero interrotte le comunicazioni telefoniche don Pesci, il priore di Lecore, era stato avvertito dal fratello che abitava a Firenze. L’energia elettrica e i collegamenti telefonici vengono a mancare quasi subito, rendendo difficile anche l’individuazione delle famiglie rimaste prigioniere nei piani alti o sui tetti delle loro case. Poche torce, le grida di aiuto dei più vicini e gli spari di chi abitava nelle case più isolate costituivano i primi soccorsi arrivano in gommone da Poggio alla Malva, nel vicino comune di Carmignano, ma da subito gli stessi abitanti di Lecore si organizzano per far fronte all’emergenza.

Gli animali della Rinalda e delle zone più lontane sono morti tutti affogati ma molti altri animali invece vengono salvati e collocati all’interno della cappella di San Macario. Gli sfollati invece sono tutti accolti nelle case delle famiglie che abitano nel centro di Lecore e nell’edificio delle scuole elementari. Molto più tardi arriveranno i primi interventi dello Stato e i primi elicotteri che però non troveranno spazi idonei per atterrare. Soltanto dopo alcuni tentativi il luogo di atterraggio sarà individuato in uno spiazzo a lato del cimitero e il centro di smistamento allestito nei locali della parrocchia. Dal lancio di questi prodotti si ha l’unico ferito di questa alluvione: un signore colpito alla testa da un salame.

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.