L’alluvione che nel 1966 si è scagliato sulla città di Firenze e sulla Toscana intera ha causato ingenti danni a edifici e opere d’arte. Lo sanno bene i luoghi di culto fiorentini, come la chiesa e il convento di Santa Croce e il complesso dell’Opera del Duomo. Proprio qui erano custoditi il Crocifisso di Cimabue, le porte bronzee del Battistero, la Maddalena scolpita nel legno da Donatello.

Santa Croce con le sue straordinarie opere d’arte (alcune ripetutamente colpite dalle numerose alluvioni che si sono succedute nella storia di Firenze) è diventata una vera e propria officina del restauro a livello internazionale. Le tecniche di risanamento hanno interessato l’Ultima Cena del Vasari, due grandi tavole di Carlo Portelli e Giovan Battista Naldini.

Nelle sale al pianterreno del Museo dell’Opera del Duomo, erano conservati disegni su progetti per la facciata ottocentesca del Duomo; altri erano invece nei depositi ma, una delle ferite più profonde inferte alla raccolta è quella alla collezione di corali miniati del Trecento e non solo.

Nella Sinagoga l’acqua ha raggiunto i due metri di altezza, consumando porte, tempere, intonaco; travolgendo panche e arredi lignei; deturpando gli oggetti sacri come pergamene, tessuti, argenti e armadi.

L’alluvione di cinquant’anni fa ha coinvolto un’infinita serie di luoghi della fede: chiese, confraternite, cappelle, oratori.
Tra le opere d’arte presenti nella mostra La bellezza salvata ricordiamo la pala con la Trinità di Neri di Bicci in San Niccolò in Oltrarno o quella con la Madonna col Bambino e santi di Francesco Botticini in Sant’Andrea a San Donnino. Ancora il San Pietro in cattedra del Maestro della Santa Cecilia, capolavoro di primissimo Trecento (datato 1307) in Santi Simone e Giuda. Nella Badia Fiorentina è rimasto coinvolto il raffinato paliotto quattrocentesco dipinto a finto tessuto con l’effige della Maddalena al centro; nella Santissima Annunziata, nella Cappella Corboli l’affresco di Andrea del Castagno con l’Apparizione della Trinità a San Girolamo, Santa Paola e Sant’Eustochio. Del resto l’emergenza è capitata anche per l’Espositorio, restaurato e restituito in epoca recente a San Michele Visdomini, insieme a altri arredi sacri.

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