Anche Prato si sveglia sott’acqua venerdì 4 novembre 1966. L’Ombrone pistoiese apre un fronte di circa cento metri nel suo argine sinistro in località Ponte a Tigliano e la frazione di Tavola risulta da subito la più colpita. Tutto viene sommerso fino al primo piano: abitazioni, negozi, stanzoni, magazzini, fondi artigiani, campi, stalle.

Tavola, come tutta la città di Prato, è in pieno boom e le piccole attività tessili nate sono molte ma la zona mantiene però anche una forte impronta agricola, soprattutto nelle zone adiacenti all’Ombrone. I campi, le tante piccole masserie e gli allevamenti della zona sono sommersi, così come la splendida fattoria medicea delle Cascine, che allora ospitava ancora una ventina di famiglie contadine a mezzadria e stalle con capi di bestiame anche pregiati, oltre a centinaia di ovini, cavalli, maiali e animali da cortile. Ne annegheranno oltre seicento, la maggior parte nel tentativo di salire ai piani superiori e mettersi disperatamente in salvo. Distrutti anche attrezzi e mezzi da lavoro, investimenti di una vita persi di colpo. E, dopo l’alluvione, per i troppi danni subiti, il comparto agricolo della zona non riprenderà mai più, e questo forse è l’unico vero danno che l’alluvione ha lasciato nel territorio pratese.

«Questa foto è del 5 novembre, verso le due del pomeriggio: siamo stati isolati il pomeriggio del 4 e una notte intera, poi la mattina del sabato prima che venissero a prenderci. La mattina alla radio avevamo sentito della terribile alluvione a Firenze, ma nessuno pensava che l’acqua sarebbe arrivata fino alla fattoria delle Cascine, e quanta! A una cert’ora, verso le 11, l’acqua cominciò ad arrivare, la vedevamo crescere nel “Panterino”, il fosso che circonda le Cascine, e si cominciò a mettere dei tavoloni, agli accessi verso Poggio a Caiano e via Roma, per fare fronte a un’alluvione come era sempre venuta; verso le due di pomeriggio la situazione cominciò a cambiare: l’acqua veniva avanti rapidamente, il fosso cresceva e le Cascine cominciavano ad allagarsi piano piano. Mio fratello Gino, che lavorava al mulino della fattoria, cominciò a riparare in alto polli e conigli pensando di averli sistemati; non portammo quasi niente al primo piano, solo le biciclette, pensavamo che sigillando porte e finestre l’avremmo scampata. Verso le tre la situazione cominciò a precipitare e alle quattro vidi proprio arrivare l’acqua che colpì in pieno prima lo “stallone” dove erano ricoverate oltre centocinquanta bestie, e poi venne verso le case, passando dentro l’arco di accesso alla piazza, proprio come un cavallone di circa due metri. Ci chiamavamo di casa in casa ma eravamo isolati, eravamo una ventina di famiglie. La fattoria subì un colpo durissimo: il mulino rimase inagibile per lungo tempo, i campi erano marciti, le mucche da latte tutte perse, gli animali tutti morti, i dieci poderi circostanti gravemente danneggiati. In quella casa non ci siamo più tornati: nel 1968 era ancora tutto marcio». Testimonianza di Adriana Roccastaldi

Adriana Roccastaldi (al centro) portata in salvo insieme ai suoi fratelli. A sinistra, l’allora assessore ai Lavori Pubblici, Mario Dini

Aurora Castellani

 

Aurora Castellani (Prato, 1980), editor e traduttrice, lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, curando pubblicazioni di vario genere. È stata assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Vaiano dal 2009 al 2014 e attualmente è Presidente del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Dal 2015 è direttore editoriale di Edizioni Medicea Firenze. “L’altra alluvione” è il primo lavoro a sua firma, frutto di una lunga ricerca d’archivio e interviste inedite.

“L’altra alluvione” racconta, con materiale fotografico e documenti inediti, il 4 novembre 1966 fuori Firenze: Prato, Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa e Quarrata. Una calamità quasi sconosciuta ma non meno dolorosa per chi subì la furia improvvisa di Arno, Bisenzio, Ombrone pistoiese e di molti torrenti, in molti casi perdendo tutto; di certo non lo spirito, il coraggio e la generosità. Si reagisce e ci si rimboccano subito le maniche per ripartire e aiutare parenti e amici, offrendo quel che si ha per distribuirlo ai meno fortunati. E i comuni, Prato in testa, si fanno trovare pronti ad accogliere questo grande slancio, la mobilitazione spontanea di una comunità intera che si riunisce per portare aiuto ovunque ci sia bisogno. Fiorino d’argento al Premio Firenze 2017 – sezione saggistica.

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